Esiste un legame tra la 10a  Divisione da montagna dell’ esercito statunitense e gli Alpini, un legame nato  sulle montagne dell’ Appennino toscano durante l’ultimo conflitto mondiale.

Ma andiamo per ordine.

Già all’ indomani della guerra russo- finnica del ’39, vedendo l’ efficacia delle unità di sciatori finlandesi contro le unità corazzate sovietiche, lo Stato Maggiore dell’ U.S. Army inizia a considerare l’idea di costituire unità adatte al combattimento in zone particolarmente aspre per il clima rigido o montuose.

L’ 8 Dicembre del 1941 viene quindi  formato  l’87o  Battaglione di Fanteria di montagna (poi 87o Reggimento) e dopo i successi riportati durante la  campagna di riconquista dell’ isole Aleutine in Alaska , si decide di estendere il concetto di guerra montana a livello divisionale .

Camp Hale, Colorado 1943

Nasce così nel Luglio 1943 la “10th light Infantry  (Alpine)” (10ª Divisione Fanteria Leggera da montagna) . Nelle sue file vengono arruolati  provetti sciatori e alpinisti provenienti dalle varie regioni  montuose degli Stati Uniti.

Basata su tre reggimenti di fanteria , tre battaglioni di artiglieria più altre compagnie di supporto, la sua base si trova a Camp “Hale”, a 2800 metri sul livello del mare, in Colorado.

Dopo un periodo di intenso addestramento militare in alta quota a cui segue un periodo di acclimatazione in pianura al caldo del Texas, nel Novembre 1944 assume il definitivo nome di “10th Mountain Division” e adotta il caratteristico stemma con le due spade incrociate a richiamare il numero 10 romano (X) . La Divisione è pronta per il suo impiego operativo, destinazione la linea Gotica sul teatro Italiano, inquadrata nella 5a Armata.

Bardalone (PT), Marzo 1945

Arrivata a Napoli tra il Dicembre 1944 e il  Gennaio 1945, viene da prima dislocata nei dintorni di Pisa, quindi a Lucca per poi essere spostata in prima linea sull’ Appennino Pistoiese, dove viene subito coinvolta in alcuni scaramucce  vicino agli abitati di Cutigliano e Orsigna. La notte del 18 Febbraio viene dato il via all’operazione “Encore”, destinata a conquistare una volta per tutte i crinali sulla statale 64. In  pochi giorni, dopo duri scontri,  la “10a divisione da Montagna” sloggia i tedeschi dai monti della Riva e dalle vette dei monti Belvedere,  Gorgolesco e della Torraccia, nodi strategici per l’offensiva primaverile che porterà gli alleati a sfondare la linea Gotica e dilagare nella pianura padana . Il 26 Aprile la “10a” raggiunge il lago di Garda, e qui si trova quando il 2 Maggio 1945 le forze Tedesche in Italia si arrendono agli alleati.

Vidiciatico (BO), Febbraio 1945

Dopo la definitiva sconfitta della Germania Nazista, come altre unità impiegate in Europa, anche per la “10a” si prospetta  il suo trasferimento nel teatro del Pacifico, cosa che però non avviene per la definitiva cessazione  dell’ ostilità con il Giappone. Rientrata negli Stati Uniti nel Novembre 1945, viene smobilitata.

Riattivata nel 1948 come “10th Light Division” (Divisione fanteria leggera) con funzione di unità di addestramento, in piena “Guerra Fredda” viene successivamente  inviata in Germania per 4 anni, per essere poi di nuovo disattivata al suo ritorno in patria nel  1958.

Il 13 Febbraio 1985  viene di nuovo ricostituita ed è ancora oggi  in servizio  impiegata  nei vari conflitti che hanno coinvolto l’ U.S. Army in epoca recente, in Iraq, Somalia, Bosnia e Afghanistan.

Monumento ai caduti della “10th”, Monte Belvedere, Lizzano (BO)

Come consuetudine statunitense esiste un Associazione Nazionale che raccoglie i veterani della “10a”, la “National Association of 10th Mountain Division”, che ciclicamente organizza viaggi della memoria in Europa, in particolare in Italia, nei luoghi che hanno visto la divisione impegnata, dall’ Appennino al lago di Garda.

Bene… e gli Alpini ?

E gli Alpini c’entrano sempre, non solo per il comune impiego in alta quota.

Già dopo le prime operazione nel teatro continentale italiano, gli alleati si rendono conto che hanno un problema logistico. L’ampia dotazione di mezzi motorizzati e meccanici di cui dispongono poco serve a fronteggiare le asperità del territorio montano della penisola, a cui si aggiunge un clima particolarmente piovoso che trasforma le strade in un fiume di fango, rendendo impossibile quindi rifornire adeguatamente le unità in prima linea. Si deve quindi ricorrere ai muli, gli unici a poter muoversi su sentieri irti e stretti.

Una delle rare foto delle salmerie italiane sull’ Appennino

Ma gli Alleati non dispongono di grandi quantitativi di questi preziosi quadrupedi. Anzi ne hanno pochissimi e si scatena una vera caccia al mulo; vengono trovati in Sicilia, Sardegna, ma si prendono anche dal Nord Africa e addirittura dal Libano. E poi non li conoscono, i loro conducenti sono personale preso dai servizi, sono in difficoltà non solo nel condurli ma anche a solo a ferrare gli zoccoli. Devono quindi ricorrere reparti di salmerie dell’ appena costituito “Corpo Italiano di Liberazione”.  Questi reparti indossano il cappello Alpino, anche se magari formati da soldati provenienti da i più disparati reparti dell’ Esercito. Tra questi reparti ve ne è uno in particolare, il 5° Reparto Salmerie “Montecassino” che viene aggregato alla “10a Divisione da Montagna” (1).

Ed è proprio sulle montagne Pistoiesi che si conoscono due ufficiali: l’ Alpino Osvaldo Banchi e Earl Clark della 10° Divisione di Montagna.

Un rapporto che non si chiuderà con la fine della guerra…

…“ Nel 1963 si ritrovarono da civili dando inizio a un rapporto di grande amicizia che si estese tra la 10ª Divisione americana e gli alpini di Firenze, prima, e l’ANA poi.” come si legge sul sito dell’ A.N.A..

In seguito, si  unirà l’artigliere da montagna tedesco Klaus Schneller, emigrato nel dopoguerra negli Stati Uniti e che viene a conoscenza del rapporto che lega Clark e Banchi…e nel 1985 nascerà  l’ attuale “International Federation of Mountain Soldiers”. Ma questa è un’altra storia.

Come già detto la “National Association of 10th Mountain Division” organizza ciclicamente viaggi nei luoghi che l’hanno vista combattere, soggiornando per alcuni giorni in Toscana e che diventano occasione d’incontro con gli Alpini della nostra Sezione e della vicina Emilia Romagna.

(1) Precisazioni:  Per consuetudine tutti i reparti dell’esercito Italiano che operavano in montagna in qualità di conducenti di muli portavano il cappello alpino pur non essendolo. Infatti il distintivo cucito sul cappello non è quello alpino. Nello specifico gli uomini che hanno dato vita al 5 reparto salmerie da combattimento provenivano dal reggimento di artiglieria Calabria che alla data dell’armistizio era di stanza in Sardegna. Invece il 10 raggruppamento salmerie da combattimento, facente sempre parte del XX raggruppamento salmerie (lo stesso del 5) era formato prevalentemente da alpini e anche loro operarono al servizio della Quinta armata nelle stesse zone in cui operò il 5 reparto salmerie.(Giancarlo Brunetti)