Era il 2001 quando dopo anni di “discussioni” e “approcci vari”, gli Alpini del Gruppo di Perugia (Sezione di Firenze) e del Gruppo di Terni (Sezione Abruzzi) misero da parte campanilismi e screzi personali per unirsi in un unico sodalizio…il Gruppo Alpini Umbria affiliato alla Sezione toscana.
In occasione del raduno Sezionale, a Firenzuola, nell’Ottobre 2003, il primo Capogruppo Giorgio Martinelli, con gioia, orgoglio e reverenza, alla presenza di numerosi sindaci della regione, ricevette il gagliardetto dalle mani del Presidente di Sezione Gian Carlo Romoli ed in presenza del vicepresidente Nazionale A.N.A., suggellando definitivamente la costituzione del Gruppo.
E non ci poteva essere occasione migliore per festeggiare i 25 anni della nascita il 20 e 21 Marzo p.v. se non commemorare anche il centenario della consegna della Medaglia d’Oro al Valor Militare, una delle poche assegnate non alla memoria, all’allora Sergente Novenio Bucchi nella sua città di origine.
Sergente Bucchi Novenio
(I guerra mondiale),Cascia (PG) 29 Novembre 1895 – Roma 5 Luglio 1964
“Accorso dalla lontana America per offrire la sua ardente giovinezza alla Patria, prese parte alla guerra sempre in prima linea
dando continue prove di valore, di disciplina esemplare e di altissimo spirito di sacrificio. Puntatore di un pezzo che in circostanze particolarmente difficili, sotto violento tiro nemico, era riuscito a piazzarsi sulle linee di fanteria, con mirabile fermezza e valore non esitava per due volte, in cui granate mal calibrate incepparono la bocca da fuoco, ad uscire dal riparo degli scudi per infilare lo scovolo nella volata e tentare lo sgombero della culatta con ripetuti colpi sul proietto innescato. Nell’eseguire per la seconda volta la detta operazione, rimaneva ferito da pallottola al petto.
Non ancora perfettamente guarito rinunciò alla licenza di convalescenza per rientrare alla sua batteria, ove rinnovò, in ripetute azioni, atti di valore e coraggio non comune. Durante la ritirata dall’Isonzo al Tagliamento volontariamente si offerse per prendere collegamento con la colonna autocarreggiata di munizioni rimasta in territorio già occupato dal nemico, riuscendo con somma audacia, coadiuvato da altro sottufficiale, ad incendiare gli autocarri. Più tardi lavorando in una galleria ricovero, causa lo
scoppio accidentale di una mina, riportava ferite multiple e la perdita della vista. Chiudeva così dolorosamente il ciclo dei suoi atti di valore e di devozione al dovere, che quasi come un rito offriva giornalmente alla Patria.
Carso (quota 208 sud), 7 settembre 1916; zona di Gorizia, novembre 1916; Pieve di Monte Aperta, 28 ottobre 1917; Monte
Grappa, 10 luglio 1918″

Grazie Daniele