Un pezzetto di storia degli Alpini lontanissimo, quasi dimenticato , in un contesto storico particolare che vedeva l’Italia tentare di ritagliarsi una dimensione “internazionale” e di acquistare un posto accanto alle grandi potenze dei primi del 900.

In Cina un agguerrito e fanatico gruppo di nazionalisti (chiamato dagli europei “boxer”) si rivolta contro la presenza occidentale nel paese . In pratica vogliono cacciare tutti gli stranieri, incluso i numerosi missionari cattolici e protestanti, ovvero tutti coloro che sono visti come una seria minaccia alle loro tradizioni e cultura, e che di fatto vogliono spartirsi la Cina, riducendola ad essere una loro colonia, come del resto già successo in Africa.

La rivolta ha il suo epicentro a Pechino e culmina il 21 giugno 1900, con l’assedio di legazioni diplomatiche e della cattedrale cattolica, con il massacro di centinaia di cristiani e l’uccisione dell’ambasciatore tedesco e del cancelliere della legazione giapponese.

Le potenze occidentali decidono quindi di inviare un corpo di spedizione in soccorso agli assediati. Anche l’ Italia decide di inviare in Cina un suo contingente di truppe. Partono da Napoli a bordo di tre piroscafi il 19 luglio 1900; in totale duemila uomini, un centinaio dei quali portano la penna nera sul cappello.

Sono gli Artiglieri Alpini ,4 ufficiali e 114 uomini di truppa, di due batterie del Reggimento Artiglieria da Montagna di Torino.

Della spedizione al comando di un battaglione di fanteria, fa parte anche il tenente colonnello degli Alpini Tommaso Salsa, al quale a Belluno sarà intitolata la caserma sede del 7° Reggimento Alpini.

Appena sbarcati, i reparti vengono avviati a Tien-Tsin per operazioni di polizia. Ai primi di novembre gli Artiglieri Alpini, con il grosso della spedizione, arrivano a Pechino e di presidio vi rimangono fino al maggio 1902.

Ma non sarà la prima e unica volta che le penne nere “visiteranno” la Cina.

Vi torneranno , di passaggio, infatti alla fine del primo conflitto mondiale, in uno scenario completamente diverso .

Con l’ uscita della Russia dalla guerra in seguito alla Rivoluzione di Ottobre, si apre un periodo di guerra civile che vede da una parte i Bolscevichi (Rossi) e dall’ altra parte i monarchico – conservatori (Bianchi). Le potenze dell’ Intesa decidono di appoggiare i russi bianchi, e inviano contingenti di truppe con lo scopo, più o meno dichiarato, di alimentare la guerra civile.

Nell’ agosto del 1918 viene inviato un corpo di spedizione italiano in Siberia con la missione di mantenere libera la ferrovia transiberiana e consentire quindi i rifornimenti ai russi “bianchi” che si fronteggiano con i bolscevichi, partendo come base dalla concessione italiana in Cina di Tien-Tsin.

Del corpo di spedizione fa parte una sezione di Artiglieri Alpini del Reggimento Artiglieria di stanza a Torino. Al contingente partito dall’ Italia si affiancherà la Legione Redenta, costituita principalmente da trentini che avevano combattuto con l’esercito Austro-Ungarico sul fronte orientale, e una volta fatti prigionieri dai russi, deportati nell’ estremo oriente.

Infatti sul territorio russo, già dall’ Agosto del 1916, opera una missione militare italiana che ha il compito di recuperare e rimpatriare tutti i prigionieri di guerra austroungarici di etnia italiana, appartenenti alle terre irredente e qualificatisi come italiani.

Dopo alcuni scontri nel Maggio del 1919 con i reparti bolscevichi, il 9 Agosto la missione termina su ordine del primo ministro (Nitti) e fanno rientro a Tien-Tsin. Nel Maggio dell’ anno dopo i militari italiani tornano definitivamente in Patria.