Il 7 Gennaio 1797, a Reggio Emilia, su proposta del deputato Giuseppe Compagnoni, il parlamento della Repubblica Cispadana , stato sorto in seguito alla calata di Napoleone nel Nord Italia e che comprendeva i territori di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia, decide di adottare il tricolore verde, bianco e rosso come bandiera nazionale. Per la prima volta il tricolore diventa ufficialmente bandiera nazionale di uno Stato italiano sovrano.

Il tricolore verde , bianco e rosso non è però una novità. Già nel 1789 alcuni manifestanti, sostenitori della rivoluzione francese a Genova, sfoggiano una coccarda con questi colori, così come poi gli studenti bolognesi nel 1794 . Nel 1796, la “Legione Lombarda” , unità militare creatasi dopo la creazione della Repubblica Transpadana, adotta il tricolore mutuando il blu del tricolore francese in verde (probabilmente scelto per il colore delle loro divise). Anche la “Legione Italiana” , poi “Legione Cispadana”, utilizza un stendardo tricolore con disposizione dei tre colori in orizzontale e che probabilmente è alla base della scelta dei delegati a Reggio Emilia.

La disposizione dei colori diventa verticale pochi mesi dopo, con la creazione della Repubblica Cisalpina, nata dalla “fusione” tra la Repubblica Cispadana e Transpadana (Lombardia).

Con la trasformazione della Repubblica Cisalpina in Repubblica Italiana (1802-1805), ente statale che non comprende tutta la penisola italiana e che è anch’esso direttamente dipendente dalla Francia napoleonica, la disposizione dei colori sulla bandiera muta in una composizione formata da un quadrato verde inserito in un rombo bianco a sua volta incluso in un riquadro rosso: da questa bandiera trae origine lo stendardo presidenziale attualmente in uso.

Dopo l’ instaurazione del “Primo impero francese” la Repubblica Italiana diventa Regno d’ Italia, sul quadrato verde appare l’ aquila imperiale napoleonica.

Con la caduta di Napoleone e la successiva Restaurazione, il tricolore entra in “clandestinità”, diventando simbolo dei fermenti patriottici. Nel Regno Lombardo Veneto, Stato dipendente dalla corona Austriaca , per chi espone il tricolore italiano è infatti prevista la pena di morte.

Il tricolore diventa quindi “simbolo” di ribellione e si diffonde come tale in tutta la penisola anche per opera della “Giovine Italia”, movimento politico fondato da Mazzini, comparendo qua e là in varie insurrezioni a livello locale, fino al 1848, quando i vari moti rivoluzionari, scoppiati in varie città italiane, vedono ricomparire ovunque coccarde e bandiere tricolori.

E’ il Regno di Sardegna, sotto la spinta del sovrano Carlo Alberto, ad adottare il tricolore. L’8 Maggio del 1848 , in piena prima guerra d’ Indipendenza, diventa ufficialmente la bandiera del Regno di Sardegna , anche se ormai in uso da alcuni mesi. Nel centro spicca lo stemma della famiglia sabauda.

Dopo la creazione del Regno d’ Italia, curiosamente solo nel 1925 viene ufficialmente definita per legge la bandiera, con la distinzione tra Bandiera Nazionale e Bandiera di Stato. Quest’ultima differisce dalla prima per la presenza della corona che sormonta lo stemma sabaudo, e viene usata nelle residenze dei sovrani, nelle sedi parlamentari, negli uffici e nelle rappresentanze diplomatiche all’ estero.

Con la nascita della Repubblica Italiana nel secondo dopoguerra, la bandiera italiana viene ancora modificata; decaduta la monarchia viene eliminato lo stemma sabaudo. L’ Assemblea Costituente ne approva l’utilizzo, inserendo l’ art. 12 nella Costituzione stessa. Approvato senza discussioni dal parlamento, il nuovo tricolore viene consegnato in forma solenne ai corpi militari italiani il 4 Novembre 1947.

Nel 1996, con apposita legge, viene istituita la “Festa del Tricolore”, che si celebra ogni 7 Gennaio, in ricordo di quel lontano giorno a Reggio Emilia.